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Referendum costituzionale. La vittoria del “no” e le implicazioni per la politica e l’economia

Il risultato del Referendum sulla Riforma Costituzionale ha visto una vittoria del “no” superiore alle attese dei sondaggi. Ne parliamo con Manuela D’Onofrio, Responsabile della Direzione Investimenti di UniCredit. Manuela, quali saranno le conseguenze per la politica e l’economia?

 

L’esito del referendum e le dimissioni del Premier Matteo Renzi, oltre a confermare che all’interno della consultazione referendaria si è consumata anche una vera e propria verifica politica sull’operato del Governo, aprono ufficialmente la crisi politica.

Nel breve, ci aspettiamo un aumento dell’incertezza e della volatilità la cui portata dipenderà dai tempi in cui la politica saprà uscire dalla crisi.

I mercati, infatti, temono che le dimissioni di Renzi possano bloccare gli sforzi compiuti fino ad ora per stimolare l'economia italiana. Se un governo di scopo dovesse essere formato in tempi rapidi, l’instabilità potrebbe essere abbastanza limitata, al contrario, in presenza di elezioni anticipate, con il rischio crescente di un successo da parte dei movimenti anti-sistema e anti-europeisti, crediamo che l’incertezza potrebbe aumentare. Non valutiamo, però, probabile quest’ultimo scenario, dal momento che l’interesse di molti è di creare una coalizione allargata e arrivare nel modo migliore alle nuove elezioni politiche.

 

Il risultato del referendum non ha una portata solo italiana, ma si inserisce in un più ampio contesto geopolitico. Cosa dobbiamo aspettarci?

Il prossimo anno farà da scenario alle elezioni in Germania, Francia e Paesi Bassi, in un momento in cui le conseguenze di Brexit si staranno ancora definendo, così come gli equilibri mutevoli connessi all'elezione di Trump in America. Questi eventi giungono in un momento in cui le Banche Centrali stanno passando il testimone ai Governi nazionali nel tentativo di integrare gli stimoli di politica monetaria con politiche fiscali più espansive e riforme strutturali.

Il populismo ed il crescente malcontento sociale rappresentano, secondo noi, i rischi principali, ma crediamo che aspettarsi la loro materializzazione solo sulla base della vittoria del "no" in Italia sia appunto eccessivo. L'esito delle future elezioni politiche può essere un fattore sicuramente più rilevante e decisivo per definire l’orientamento della politica fiscale europea e, in definitiva, anche per influenzare le politiche monetarie delle Banche Centrali.

 

Guardando ai mercati finanziari, quali sono le principali implicazioni per le obbligazioni italiane ed europee?

La vittoria del "no" è stata, secondo noi, parzialmente già scontata nei prezzi dei titoli di Stato italiani. La volatilità di breve termine, che crediamo continuerà ad esserci, potrà portare ad un ulteriore allargamento dello spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi, ma troverà anche pronta la BCE ad acquistare BTP per calmierare la situazione.

Sul fronte dei titoli corporate, ci aspettiamo un allargamento maggiore degli spread dei titoli italiani rispetto a quelli europei e dei bancari domestici, settore già sottopressione, rispetto a quelli di altri comparti.

 

Quali sono i possibili impatti per i mercati azionari?

Il mercato azionario italiano sarà quello più sensibile. La sconfitta di Renzi aggrava infatti la situazione degli istituti di credito italiani, rendendo più complicati i prossimi aumenti di capitale ed esponendoli  alle conseguenze di possibili declassamenti da parte delle principali agenzie di rating del debito sovrano italiano. I rischi derivanti dalla fitta agenda politica europea restano elevati e la paralisi politica, che potrebbe scaturire dal successo dei movimenti populisti, rappresenta un motivo di preoccupazione per l’Europa. I mercati azionari in America e Giappone potrebbero invece beneficiare di iniziative nazionali volte a sostenere la crescita degli utili. Nel complesso monitoriamo attentamente l’evolversi della situazione, cercando di costruire sulle fasi di ribasso.

 

Aggiornamento al  5 dicembre 2016

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