View sui mercati edizione 21/10/2020

Politiche monetarie e fiscali flessibili e accomodanti



Anche se la forma della ripresa globale rimane incerta e nelle agende internazionali i “punti caldi” sono molteplici, dalle elezioni americane alla gestione del Recovery Fund, imprenditori e investitori sono cautamente ottimisti su un rafforzamento dell’attuale scenario economico. In questa intervista Manuela D'Onofrio, Head of Group Investments & Solutions di UniCredit, ci propone una lettura dei principali fatti che hanno contrassegnato l’andamento dei mercati internazionali e delle possibili evoluzioni nei prossimi mesi.

In America il Presidente della FED ha sollecitato il Congresso USA ad approvare ulteriori aiuti economici e ha cambiato strategia. Mentre in Europa anche la BCE si prepara a una revisione degli strumenti di politica monetaria. Qual è l’orientamento?

La decisione della Federal Reserve rappresenta una svolta epocale per quanto riguarda l’obiettivo di stabilità dei prezzi: adotteranno un sistema di calcolo dell’inflazione media per valutare se la politica monetaria dovrà essere più espansiva o restrittiva. Se avessero utilizzato questa metodologia già 10 anni fa non avrebbero mai dovuto alzare i tassi perché l’inflazione nella media degli ultimi 5-10 anni non ha mai superato il 2%. Questo nuovo approccio flessibile potrebbe fare da apripista anche per altre Banche Centrali. In questo senso proprio nei giorni scorsi c’è stata un’apertura da parte di Christine Lagarde, Presidente della BCE, sulla possibilità di modificare l’obiettivo dell’inflazione tenendo conto dell’andamento dell’economia reale, inclusa l’occupazione. Inoltre a più riprese ha sollecitato i governi e le istituzioni europee a perseguire politiche di stimolo fiscale anche il prossimo anno ed è possibile anche un nuovo taglio dei tassi.

 

In che modo questa evoluzione incide sulle scelte di investimento?

Siamo passati da un approccio “lower for longer” a “lower for ever”.  Il dichiarato supporto delle Banche Centrali a sostegno di uno scenario di tassi d’interesse nominali bassi e tassi reali negativi per un periodo molto lungo, e il raggiungimento di una condizione di piena occupazione, conferma la nostra preferenza per l’azionario. Teniamo conto che circa 15 trilioni di dollari di obbligazioni nel mondo hanno un rendimento negativo. Pertanto per proteggere il proprio patrimonio è fondamentale “saper scegliere”, puntando su un’adeguata diversificazione delle risorse tra diversi asset finanziari e selezionando settori e soprattutto emittenti. Alcuni ambiti produttivi, specialmente della “vecchia economia”, continueranno a essere penalizzati per cui lo stock-picking avrà un ruolo decisivo. Le performance di un portfolio sono correlate, non solo alla componente di rischio, ma sempre di più  alla capacità professionale di saper selezionare asset sostenibili e a maggior potenziale di crescita.

 

In quest’ottica l’Europa dovrebbe essere favorita, le aziende sono meno indebitate e nei prossimi mesi dovrebbero essere stanziati i primi finanziamenti del Recovery Fund. Verso quali priorità saranno destinati?

I vari stati membri stanno lavorando per definire verso quali progetti vogliono indirizzare queste risorse comunitarie ma ci sono ancora alcuni passaggi: i provvedimenti varati dall’Unione Europea devono avere il via libera finale dai Parlamenti dei vari Paesi. Su come verranno investiti la Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, è stata chiara: il 37% dei fondi per la ripresa del piano Next Generation EU andrà usato nell’attuazione del Green Deal e un altro 20% sarà convogliato nella transizione digitale. La ripartenza sarà l’occasione per reimpostare l’economia europea puntando su un modello circolare a zero emissioni che mette al centro le energie rinnovabili e l’industria a basso impatto ambientale con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Un altro progetto ambizioso per l’Europa, rilanciato nei giorni scorsi, riguarda poi la creazione nei prossimi anni di un’Unione dei mercati dei capitali per creare nuove opportunità per investitori e risparmiatori.

 

Tra pochi giorni, ed esattamente il 3 novembre, si svolgeranno le elezioni in America. Quali scenari potrebbero aprirsi?

Gli ultimi sondaggi danno in vantaggio Biden, ma non penso avremo un risultato chiaro in tempi brevi. Molto probabilmente ci vorranno alcune settimane per conoscere il nome del prossimo Presidente degli Stati Uniti che dovrebbe insediarsi a gennaio del 2021. Questo periodo di attesa potrebbe accentuare la volatilità e favorire un’oscillazione laterale dei mercati finanziari: come sempre il consiglio è di approfittare di queste fasi per aumentare l’esposizione azionaria. Secondo le nostre previsioni comunque lo scenario economico di base per l’America non cambierà in modo sostanziale. Indipendentemente dal fatto che il nuovo Presidente sia democratico o repubblicano i mercati si aspettano nuovi stimoli fiscali per l’economia reale:  in base alle stime della FED ci vorranno 2-3 anni per tornare alla piena occupazione e questo comporterà una crescita del rapporto deficit/PIL a due cifre e la necessità di nuovi interventi di sostegno.

 

Tornano a essere appetibili anche i Paesi Emergenti e dal Giappone arrivano i primi segnali di recupero. Quali sono le prospettive?

 I Mercati Emergenti nei mesi scorsi hanno risentito negativamente della recessione globale, del calo dei prezzi del petrolio e del clima generale di avversione al rischio. Tuttavia, i segnali di ripresa economica, più evidenti in Cina, l'indebolimento del dollaro USA e la stabilizzazione dei prezzi del greggio sostengono opportunità di acquisto selettive. Inoltre un’eventuale vittoria democratica nelle elezioni USA di novembre potrebbe portare a un allentamento delle tensioni commerciali con un beneficio per questi mercati. Per quanto riguarda, invece, il Giappone la Banca Centrale ha confermato la politica monetaria ultra espansiva e sottolineato che iniziano a intravedersi alcuni timidi segnali positivi. Inoltre il nuovo premier ha ribadito che lo Stato farà di tutto per frenare il crollo demografico con piani di sostegno all’economia che dovrebbero essere, sulla scia del modello europeo, improntati a un minor impatto ambientale. I prossimi 10 anni potrebbero, dunque, rappresentare una svolta verso un’economia sostenibile per il pianeta e la società.

 

Informazioni aggiornate al 21/10/2020

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