La nostra View di Mercato

I Mercati alla prova della volatilità estiva

In America è stato recentemente pubblicato il “Rapporto sull’andamento del lavoro”, quali sono le prospettive?

Negli Stati Uniti a maggio il numero di nuovi occupati è stato inferiore rispetto alle attese degli economisti ma i dati di giugno hanno superato le proiezioni: sono stati creati 222.000 nuovi posti di lavoro. Contemporaneamente la crescita dei salari continua a essere assolutamente modesta, la paga oraria media si è assestata attorno al +2,5% di crescita annua, quindi ancora molto lontana da quel livello del 3%-4% che spingerebbe la Fed ad assumere una politica monetaria molto più restrittiva. Anche se metà dei membri che costituisce il direttorio della Banca centrale americana vorrebbe aspettare
prima di cominciare il processo di normalizzazione del Quantitative Easing, con questi dati occupazionali e con una crescita del Pil che nel secondo trimestre dovrebbe essere superiore al 2%, sarà difficile rimandare ulteriormente questa decisione. Molto probabilmente già a partire dal mese di settembre la Fed annuncerà una graduale riduzione del bilancio che attualmente è attorno ai 4,5 trilioni di dollari. Per quanto riguarda, invece, i tassi di interesse ci aspettiamoun solo rialzo che dovrebbe avvenire a dicembre.

 

L’incremento del Pil in Europa potrebbe essere superiore a quello americano nel 2017?

Gli ultimi dati macroeconomici confermano questa ipotesi. Nel secondo trimestre del 2017 la crescita in Europa è stata superiore alle attese degli economisti e migliore di quella degli Stati Uniti. La ripresa è più solida ed equilibrata rispetto al passato e le stime indicano che l’espansione del Pil nel 2017 in Europa potrebbe essere superiore al 2%. Questo può spiegare sia il recente rafforzamento dell’euro rispetto a tutte le altre valute, in particolar modo sul dollaro,
sia l’intervento del Presidente della Banca centrale europea: ha ricordato al mercato che la politica monetaria deve seguire l’andamento economico, con i dovuti aggiustamenti in base ai dati. Tenendo conto, però, che il livello d’inflazione è ben lontano dall’obiettivo del 2%, possiamo aspettarci che il Quantitative Easing, cioè l’acquisto di titoli attualmente di 60 miliardi di euro al mese, venga ridotto a partire dal 2018 per arrivare a un azzeramento tra la fine del prossimo anno e l’inizio del 2019. Per quanto riguarda, invece, i tassi di interesse non ci aspettiamo alcun cambiamento nel 2017.

 

Quali altre iniziative sono al centro dell’attenzione in Europa?

Si inizia a discutere delle misure per rilanciare l’Eurozona. Fra queste la necessità di attuare il piano dei 5 Presidenti con l’istituzione della garanzia unica sui depositi bancari europei; la trasformazione del Fondo salva stati in un vero e proprio fondo monetario europeo, finanziato dalla BCE e in grado di intervenire in tempi brevi in caso di crisi di un paese membro; l’adozione degli Eurobonds o di forme alternative come i Sovereign bond backed securities; la modifica degli statuti dei fondi pensione e assicurativi europei per consentire loro di comprare obbligazioni di lungo termine che finanziano progetti infrastrutturali; l’istituzione di un Ministero della Difesa europeo e la creazione di un esercito europeo; la creazione di una guardia costiera europea e di un’istituzione comunitaria per fronteggiare la questione dei migranti e la l’istituzione di un’agenzia investigativa europea sul modello dell’FBI per fronteggiare i problemi della sicurezza.

 

In questo scenario orientato all’ottimismo come si stanno muovendo i mercati?

I rendimenti obbligazionari nelle ultime settimane sono saliti a livello globale. Negli Stati Uniti siamo tornati ad avere un decennale con un rendimento attorno al 2,4%, al di sotto dei massimi registrati a marzo del 2,6%. Ci aspettiamo
anche nei prossimi mesi un recupero dell’inflazione americana perché i fattori che l’avevano spinta al ribasso nel mese di maggio, ovvero il calo dei piani tariffari nel settore della telefonia mobile e dei farmaceutici, dovrebbero venir meno. In Eurozona il decennale del Bund tedesco è finalmente tornato sopra allo 0,5% annuale con un forte irripidimento della curva. Da qui a fine anno se continuano i dati positivi su crescita e occupazione possiamo aspettarci un Bund decennale che potrebbe toccare lo 0,8%-0,9% di rendimento annuo. Per quanto riguarda le Borse ci aspettiamo dall’indice globale un andamento laterale di breve periodo e al rialzo nel medio-lungo, pertanto le correzioni dovrebbero essere ancora prese come un’opportunità per incrementare l’esposizione azionaria, soprattutto per chi non c’è l’ha o ne ha una percentuale limitata nel portafoglio, approfittando anche dell’eventuale volatilità estiva.

 

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