La nostra View di Mercato

Europa, America e Cina tra politica ed economia

In vista delle prossime elezioni in Francia e Germania quali scenari si possono ipotizzare per l’Eurozona?

Si potrebbero delineare sia dal punto di vista economico che politico delle condizioni estremamente positive se si verificassero due eventi: l’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica francese favorevole alle riforme e di un Cancelliere tedesco orientato a politiche fiscali meno austere. Potrebbe iniziare così un percorso di effettiva integrazione del progetto dell’Eurozona e di rilancio degli investimenti soprattutto per la difesa, la sicurezza e le infrastrutture. Un tale contesto avrebbe impatti positivi sul mercato azionario europeo che recupererebbe terreno dopo questi ultimi anni di performance deludenti soprattutto rispetto all’America. Certo è che solo nei prossimi mesi potremo valutare cosa accadrà realmente. Ad oggi in Francia i sondaggi danno Marine Le Pen, leader del Fronte Nazionale, e il suo programma basato sulla reintroduzione del franco francese, su una ristrutturazione del debito pubblico e sul rilancio della spesa pubblica per ridurre la disoccupazione, come vincente al primo turno, ma perdente al secondo, quello decisivo per arrivare all’Eliseo.  In Germania, invece, raccoglie consensi il candidato del partito socialdemocratico Martin Schulz da sempre pro-integrazione dell’Eurozona e molto critico sulle politiche basate su rigore e austerity portate avanti dalla Cancelliera Merkel.

 

Entro luglio la Grecia ha in scadenza una rata da 7 miliardi di euro: è un impegno sostenibile per il Paese?

La cifra è alta e il tempo che resta non è molto, ma con un maggior impegno da parte del Governo ellenico e alcune ulteriori minime concessioni da parte dei creditori la Grecia potrebbe farcela. Nonostante in questi ultimi sei trimestri il paese abbia mostrato lievi segnali di miglioramento, il Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato che gli obiettivi per la crescita e il surplus di bilancio primario non sono raggiungibili. Unica soluzione possibile sarebbe un’ulteriore riduzione del debito, sebbene osteggiata dai Paesi dell’eurozona, in primis dalla Germania. Da una parte, a pesare sul futuro della Grecia, sono le riforme, troppo poche, e il ritardo enorme sulla timeline relativa all’ultima rinegoziazione del debito imposta dai creditori, prima fra tutti la Germania. Dall’altra parte, né la Germania né tantomeno la Grecia hanno interesse ad andare verso uno scontro frontale. Di conseguenza, un minimo impegno da parte del governo ellenico nell’attuazione delle riforme, in primo luogo quella del sistema pensionistico, unito a un minimo di concessioni ulteriori da parte dei creditori, in primis la riduzione del requisito di surplus di partite correnti, potrebbe evitare lo scontro. Inoltre, sarebbe tutto a suo vantaggio se la Grecia riuscisse a trovare un compromesso con la Germania e quindi con gli altri paesi dell’Eurozona, così facendo, infatti, i titoli di stato greci potrebbero rientrare nel programma di acquisto della Banca centrale europea.

 

Oltreoceano gli Stati Uniti stanno vivendo una nuova fase di espansione. In relazione a questo andamento si possono fare delle ipotesi sulle prossime mosse della FED?

Crescita dei consumi e nuovi posti di lavoro, circa 200.000 al mese. È iniziato così il 2017 in America, dove la Presidente Janet Yellen della FED ha descritto il quadro di un’economia forte, che ha ricominciato a correre. Concludendo la sua Relazione Yellen ha dichiarato che sarebbe “unwise”, ovvero non saggio, da parte della Banca centrale americana non agire sulla leva dei tassi e proseguire il percorso di graduale rialzo. Soprattutto alla luce del fatto che il duplice mandato della FED - inflazione intorno al 2% e piena occupazione - è stato raggiunto. Dalle aziende arrivano dati ancora molto positivi, i licenziamenti sono contenuti rispetto alla maturità del ciclo e il tasso di disoccupazione, già da molti mesi al di sotto del 5%, potrebbe rimanere invariato per tutta la prima parte del 2017. Inoltre nel suo primo discorso al Congresso, il Presidente americano Donald Trump ha annunciato un “taglio epocale delle tasse” per aiutare le aziende a essere più competitive. Naturalmente più la futura riforma fiscale alleggerirà il peso delle aliquote e quindi creerà maggior reddito disponibile per i consumatori e maggiori profitti per le aziende e più la FED sarà incline ad accelerare sul fronte della normalizzazione della politica monetaria. Per noi questo significa che, almeno per i prossimi mesi, sarà necessario avere un atteggiamento estremamente prudente soprattutto per quanto riguarda il mondo obbligazionario perché potremo avere un ulteriore irripidimento delle curve.

 

L’altro gigante economico è la Cina. Quali sono le aspettative?

La ripresa di questo mercato è stata favorita principalmente dalla sua Banca centrale che in meno di due anni ha quadruplicato il bilancio e negli ultimi dodici mesi sono stati immessi nell’economia oltre 500 miliardi di dollari equivalenti a quasi il 5% del PIL. Questa enorme iniezione di liquidità, unita agli stimoli apportati dalle autorità politiche, hanno determinato una decisa crescita dei prezzi alla produzione: a gennaio il dato anno su anno ha sfiorato il +7%. La Banca centrale dovrà essere molto attenta a non eccedere con gli stimoli per evitare bolle speculative soprattutto a livello domestico. La volontà, comunque, è mantenere la crescita dell’economia cinese stabilmente intorno all’obiettivo delle autorità, che si colloca fra il 6,5 % e il 6,7%.

 

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